Dopo la riapertura di spiagge, bar, sale giochi e
bingo, arriva finalmente, da ultimo, il
Piano scuola 2020-2021. Che fatica! Certo la scuola non è
cosa da poco: interessa direttamente, tra alunni, personale docente e ATA, dieci milioni e mezzo di residenti in Italia.
A questi si devono aggiungere genitori e nonni,
educatori, addetti ai trasporti e alle mense, funzionari statali, regionali,
comunali e altro ancora: insomma, direttamente o indirettamente, materialmente
o idealmente, quasi tutti gli italiani rientrano nell'indotto della scuola.
E dopo mesi di attesa, arriva un piano che appare un
nebuloso libretto dei sogni, più un incubo per la verità. Un piano sospeso
nell'aria, che dovrebbe essere attuato dal primo settembre 2020, prodotto senza
un reale coinvolgimento di chi la scuola la vive e di chi ne rappresenta i
lavoratori.
Un Piano
fatto di deleghe a cascata da
ripartire fra Tavoli nazionali, regionali, Conferenze dei servizi, convenzioni
fra Enti locali e scuole, ecc.
Sul palcoscenico della scuola sono invitati a salire
istituzioni pubbliche e private, terzo settore, associazioni sportive,
ricreative, di volontariato... E con questo si distribuiscono responsabilità
educative e di vigilanza sugli alunni ad attori esterni al mondo scolastico
senza regole precise.
Le strutture scolastiche, per le quali si prevedono adattamenti e
ristrutturazioni, dovrebbero includere musei, cinema, teatri, biblioteche,
parchi, ed ogni altro spazio interno o esterno reperibile. Per Trieste si
potrebbero pure aggiungere le dismesse caserme.
Le scuole
devono rivedere e integrare i Piani
dell'offerta formativa (PTOF), il Documento di valutazione dei rischi (DVR), il
Patto educativo con le famiglie. Si devono approntare metodologie didattiche
innovative, aggregare, disaggregare e frazionare classi e materie e tempi di
insegnamento. Per questo devono essere mobilitati gli Organi collegiali di ogni
scuola.
Nel Piano si invocano sacrosanti principi: adattamento alle esigenze del contesto,
flessibilità, individualizzazione dell'insegnamento, sussidiarietà,
corresponsabilità educativa, collaborazione. Si prevedono interventi
formativi per docenti e ATA e didattica digitale integrata. Rimane la didattica a distanza con tutti i problemi già
visti che essa porta con sè.
Tutto viene
riversato sulle Regioni, sugli Enti
locali, sulle Scuole con i Dirigenti scolastici in fondo al vicolo, beneficiari dello “strumento
privilegiato”, che tale ora non pare, dell'Autonomia scolastica.
Docenti e ATA, infine, appaiono semplici subalterni.
Non si
vedono invece le responsabilità e
gli impegni del Governo in termini di
previsioni di spesa, di reale supporto alle scuole, di incremento degli
organici, di rinnovo o integrazione dei contratti di lavoro per il personale
scolastico, dato che quelli vigenti non rispondono agli imprevisti impegni e
alla rinnovata organizzazione del lavoro con le necessarie garanzie per la
sicurezza e la salute. Siamo di fronte a sfide colossali. Come sarà
possibile, nelle condizioni disastrose in cui ci si trova a causa del COVID-19,
che si realizzi in due mesi estivi ciò che non è mai
stato possibile fare in più anni nei tempi ordinari? E' probabile che entro il 31 di agosto
leggeremo un piano B.
Posto che il Piano venga oggi o domani varato
definitivamente, così come sta nell'odierna bozza o con modifiche, mancano comunque ancora dei pezzi
importanti per sapere come si rientrerà a settembre.
Manca il Protocollo nazionale di
sicurezza per le scuole, diffuso in
bozza già un mese e mezzo fa, Protocollo che una volta
approvato dovrà poi essere adattato in ogni singolo istituto in base
alle specificità di ciascuno.
Ancora
non è chiaro se il rientro avverrà per tutte le scuole il primo settembre o dopo. Nel balletto delle date alcuni dirigenti
hanno ritenuto di avvisare gli insegnanti di escludere dalle ferie l'ultima
settimana di agosto per lo svolgimento degli esami integrativi e di idoneità
entro la data canonica del 31 agosto, cioè entro la fine del
corrente anno scolastico. Ma è già pronta
l'Ordinanza che prevede lo svolgimento di queste prove d'esame, almeno
per il secondo ciclo, entro la data d'inizio della sessione straordinaria
dell'esame di Stato prevista per il 16 settembre e su questo si è già
espresso favorevolmente il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.
Il 20 e 21 settembre ci sarà l'election day. Ancora nelle scuole? La scuola si può fare ovunque, mentre
i seggi elettorali e referendari possono essere insediati solo nelle scuole?
Perdonatemi se dopo decenni che se ne parla ancora non capisco.
Franco De Marchi